Innamorati del territorio

Erbe protagoniste

Seguono alcune erbe molto note nella nostra zona che vengono utilizzate quotidianamente sulle tavole triumpline. Vuoi condividerne con noi altre? Scrivici a info@scoprivaltrompia.it e noi le pubblicheremo sul nostro sito.

La cicoria selvatica o tarassaco

 

 

 

Il nome ufficiale tarassaco, o Taraxacum officinalis, (proviene dal greco tarakè “scompiglio”, e àkos “rimedio”, questa è dunque capace di rimettere in ordine l’organismo) è comunemente chiamato cicoria selvatica, dente di leone (a causa della forma dentata delle foglioline), soffione (per via della palla lanosa che contiene i semi), piscialetto (per le sue proprietà diuretiche) o anche “insalata matta”. In primavera questa è una pianta molto diffusa, addirittura infestante, ma anche molto importante per le sue molteplici proprietà.

Essa viene utilizzata in tutte le sue parti. La radice può essere grattugiata cruda nelle insalate o bollita, ed eliminata l’acqua amara, si consuma a piacere; tostata era usata nei tempi passati al posto del caffè. Le foglie tenere ed i germogli sono fra le più apprezzate insalate primaverili, condite e miscelate in cento modi. Durante tutto l’anno le foglie bollite, sole o miscelate con altre erbe, sono ottime per frittate o ripieni vari. I fiori forniscono marmellate o sciroppi dal gusto di miele. Le proprietà multivitaminiche, toniche (per il fegato e cistifellea) e diuretiche sono state riconosciute dalla scienza moderna.

Il tarassaco è un buon rimedio anche per chi ha il colesterolo alto, vanta poi doti digestive e leggermente lassative.

Da evitare se si soffre di gastrite o ulcera peptica. Assolutamente sconsigliato durante la gravidanza o in allattamento, il tarassaco è da assumere con cautela ed esclusivamente sotto consiglio medico anche in caso si assumano alcuni tipi di farmaci.

Dove raccogliere il tarassaco: Al giorno d’oggi la raccolta di questa meravigliosa erba spontanea è consigliabile farla in luoghi non inquinati, al riparo dalle zone molto popolate, con traffico o da impianti produttivi industriali. Nonostante ciò, non è raro vedere persone ai bordi delle strade trafficate, o in aree verdi ai bordi delle grandi città, raccogliere questa “insalata”. Il consiglio è quello di organizzare una bella passeggiata in alta Valtrompia e con l’occasione raccogliere il tarassaco prima che fiorisca, in modo da beneficiare al meglio delle sue proprietà.

Curiosità: Vecchio detto dei nostri nonni: “La hécoria la caa ol morbe e la purifica ol sang” (la cicoria toglie il malanno e purifica il sangue).

Ricetta: Il decotto e l’infuso di Tarassaco

Far bollire per 5/6 minuti un cucchiaio di radici di tarassaco in 250 ml di acqua e lasciare in infusione con coperchio per altri 10 minuti. In alternativa, si può ricorrere all’estratto liofilizzato da assumere lontano dai pasti. In commercio ci sono anche diversi preparati depurativi a base di un mix di erbe officinali che tra le altre contengono anche il tarassaco. Con questi preparati, se necessario, si possono effettuare cicli di trattamento di 2 mesi, intervallati da un mese di pausa.

La cicoria comune

 

 

Spesso si confonde questa cicoria, la vera cicoria, con il tarassaco. E’ una pianta erbacea perenne, con vivaci fiori di colore celeste, alta da 20 fino a 150 cm. La radice porta una rosetta basale di foglie picciolate, lobate e pelose. Il fusto, nella parte interrata è scuro, ingrossato e affusolato con radice a fittone, ricco di vasi lattiferi amari, nella parte aerea, è cavo all’interno ed eretto con ramosità divaricata e ricoperto di peli setolosi rivolti verso il basso.

I fiori si aprono al mattino presto e si chiudono a pomeriggio inoltrato o con il brutto tempo e da questi si possono estrarre liquidi utili per alcuni tipi di oftalmie.

La cicoria comune si può trovare ovunque fino a 1200m s.l.m.: margini di sentieri, campi coltivati, terreni incolti, zone a macerie e ambienti ruderali, praterie ma anche aree antropizzate.

Le foglie nascono durante l’autunno, durano durante l’inverno, ma si seccano subito alla fioritura successiva, per questo è facile trovare piante con rami a soli fiori. Il colore delle foglie è verde scuro, sulle nervature possono essere soffuse di rosso. Dimensioni delle foglie: larghezza 3 –5cm; lunghezza 10 – 25cm.

 

 

Questa pianta ha proprietà digestive e purgative, facilita la secrezione biliare stimolando le funzioni dell’intestino, del fegato e dei reni, inoltre regola la frequenza cardiaca. E’ inoltre molto efficace nel combattere la sonnolenza.

In cucina si utilizzano le foglie nelle insalate fresche o cotte.

Curiosità: Nel periodo napoleonico, in Francia, la radice della cicoria veniva usata come surrogato del caffé; (inserirei qui la foto cicoria comune disegno) abitudine che venne presto diffusa anche in Inghilterra e Stati Uniti. Inoltre, secondo una credenza popolare la cicoria, soprattutto quella selvatica, sarebbe in grado di risvegliare l’eros. Perché dunque non provare?

Ricetta: Torta salata di cicoria

Ingredienti per il ripieno: cicoria, aglio, olio extravergine d’oliva, peperoncino, pomodorini, parmigiano, pan grattato.

Dopo aver sbollentato e scolato la cicoria, farla saltare in padella con olio d’oliva, uno spicchio d’aglio, qualche pomodorino e il peperoncino.A questo punto, stendere la pasta e rivestire una teglia antiaderente. Versare il ripieno sulla base di pastasfoglia, spolverare con parmigiano e pan grattato. Cuocere in forno a 180 gradi per 30 minuti circa.

La pratolina (margheritina)

 

 

Le margheritine sono comunissime nei nostri prati.

Sono una pianta erbacea perenne, il gambo è senza foglie ed è alto 5-10 cm. Le foglie sono alla base, spatolate e disposte a rosetta, lunghe 2-5 cm di colore verde scuro. I fiori sono a capolino unico con corona di fiori bianchi, lievemente arrossati nella pagina inferiore verso l’esterno.

Fioriscono quasi tutto l’anno da febbraio.

Di esse si utilizzano le foglie più tenere, raccolte prima della fioritura, nelle insalate o nei minestroni, unite alle altre verdure di prato. I fiori di margheritina stimolano la diuresi ed hanno un’azione disintossicante: per potenziarne le proprietà depurative, l’ideale è miscelarli ad altre piante spontanee come tarassaco, ortica e cicoria.

Sono ottime anche per decongestionare il viso e gli occhi: utilizzare a tal fine compresse imbevute di infuso applicate sulle parti interessate.

I capolini ancora chiusi si conservano sott’aceto come i capperi.

Curiosità: Nel linguaggio dei fiori del XIX secolo è simbolo d’innocenza, di lealtà, di purezza, di semplicità e ancora di allegria.

Inoltre i chirurghi, durante le battaglie delle legioni romane, inzuppavano le bende nel succo di pratolina, che fungeva da astringente per le ferite inflitte da lance e spade.

 

L’ortica (ortiga)

 

 

Forse è la pianta più comune in orti e prati, a ridosso di muri ed in zone molto assolate, fiorisce in estate. Il suo sapore ricorda gli spinaci, ha un alto contenuto di vitamina C, ferro, mucillagini; va consumata cotta in insalata, o aggiunta a zuppe o minestre o anche usata per ripieni di ravioli o in farinate e frittate. Da noi si preferisce usarla in prima fioritura perché non è urticante.

La radice di ortica masticata nei pressi del dente che duole, calma il dolore, mentre le radici bollite sono un rimedio per i calcoli biliari.

Curiosità: Tantissime sono le curiosità legate all’ortica, eccone alcune

  • In caso di emorragie nasali, si usava un batuffolo di cotone intriso di succo fresco di ortica che, introdotto nel naso, arrestava l’epistassi.
  • Ai bambini che soffrivano di incontinenza notturna, si usava dare, alla sera, dei biscottini fatti con semi di ortica mischiati a farina di segale, impastati con acqua tiepida e miele.
  • Dalle piante dell’ortica l’industria estrae clorofilla che stabilizzata è il colorante dei dentifrici, creme, caramelle, gomme, medicine, sciroppi e liquori.
  • Dall’ortica si può ottenere una fibra per confezionare tele verdi; nelle industrie tessili di Lispida furono fatte con questa fibra le divise dei soldati tedeschi dell’ultima guerra. Ha il pregio, a differenza delle altre fibre tessili, di trattenere con estrema velocità l’umidità e altrettanto velocemente di restituirla all’ambiente; è antistatica e adatta alla persone che soffrono di allergie cutanee.
  • La Badessa di Bingen, Santa Ildegarda (1098 – 1179) consigliava l’ortica come rimedio per la mancanza di memoria e di concentrazione: “chi è smemorato contro la sua volontà, pesti le ortiche fino a ridurle a succo, aggiunga olio d’oliva e quando va a letto unga con quest’olio il petto (massaggiare con 5 gocce lo sterno) e le tempie (3 gocce) spesso, e la smemoratezza verrà diminuita…”
  • L’asceta Malirepa, figura religiosa del Tibet, che visse nel XI secolo, per molti anni fece l’eremita, cibandosi esclusivamente di ortica. Divenne, naturalmente, magrissimo; la peluria e la sua pelle divennero verdastre, ma visse moltissimi anni. Aveva sicuramente trovato l’erba che lui definiva “degli asceti” perché riteneva avesse tutte le sostanze indispensabili alla vita, lasciando la mente libera di dedicarsi alla preghiera.
  • In Tirolo, durante i temporali, si gettavano sul fuoco delle ortiche perché, si credeva, allontanassero i fulmini.
  • Se si mette l’ortica nell’acqua del bagno essa non solo assorbirà le negatività ma stimolerà le funzioni di coppia. L’olio di ortica fu per molto tempo considerato un potente afrodisiaco.
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