Innamorati del territorio

Venerdì Santo in cascina: ricordi di un tempo che fu!

 

Diversamente da quanto annunciato dalle previsioni metereologiche nei giorni scorsi, stamattina non piove, quindi perchè non fare una bella camminata in Alta Valle Trompia? Destinazione? Cascina Fulù a Ombriano, frazione di Marmentino, 705 mt slm.
Perchè proprio qui? Beh, è luogo di produzione del rinomato formaggio Nostrano Valle Trompia DOP tra le altre cose…

 

 

Lasciamo l’auto al parcheggio della Chiesa di Ombriano e da qui, nel borgo, cerchiamo via Fucine. Un simpatico signore con due bellissimi levrieri ci vede spaesate e ci indica così la giusta via. Ci informa che dal punto in cui ci troviamo alla meta ci sono circa 15/20 minuti di cammino su una strada sterrata tutta in discesa. Prima di salutarci però ci mostra una casa, la casa del Signor Tonino Beltrami, papà di Mauro Beltrami, attuale Presidente del Consorzio Nostrano Valle Trompia DOP. Ed è proprio lui uno dei motivi, per cui oggi siamo venute qui: ci è stato dipinto come un personaggio simpatico e molto competente sulle tradizioni della nostra Valle e dal momento che noi siamo assetate di cultura locale non potevamo perdere un’occasione simile!

 

 

Sul percorso, per nulla faticoso all’andata, incontriamo parecchie cascine, alcune chiuse ed in disuso, purtroppo; ne raggiungiamo una molto grande: siamo attratte da un paiolo pieno di fiori all’ingresso della strada privata. Ci informiamo da questi simpatici signori che stanno macellando un maiale quanto manca all’arrivo e questi ci rispondono che ci sono circa 500 metri e due torrenti da attraversare.

 

 

Riprendiamo il cammino e dopo circa 450 metri ci trovaimo dinnanzi a un grande prato verde, pieno di bucanevi e crochi. La mia compagna di viaggio mi informa che il Crocus è presente in molte famose leggende appartenenti al folklore dei tempi antichi; la più celebre è forse quella di Crocus innamorato della ninfa Smilace contro la volontà degli dèi dell’Olimpo. I due innamorati come punizione furono trasformati in due fiori, uno giallo e uno bianco. Un’altra racconta che l’origine dello zafferano è attribuita al dio Mercurio che, uccidendo accidentalmente il suo amico Crocus, creò questa pianta colorata con il suo sangue per ricordarsi di lui. In tempi più recenti il Crocus veniva ritenuto essere il simbolo della vita, il fiore degli sposi e per questo gli stami venivano sparsi sui letti degli sposi, la prima notte di nozze, per favorire la fertilità.

 

 

Guardandoci attorno vediamo tre o quattro cascine, una purtroppo distrutta dal tempo. In seguito, ci racconterà Tonino, che tutte quelle cascine in estate erano vissute da almeno una famiglia a testa con tre o quattro mucche. Portavano tutti il latte alla cascina Fulù di Tonino, che era una sorta di caseificio sociale del tempo e una volta a settiamana producevano il loro formaggio. Ma andiamo con ordine.

 

 

Una volta arrivati alla Cascina Fulù, ci accoglie il Signor Tonino che ci porta dal figlio Mauro che ci sta aspettando. Mauro dice che senza il papà sarebbe riuscito a fare ben poco. E’ lui che tutte le mattine si alza alle 4,30, va in cascina, ravviva le braci nel fuoco e prepara il latte così quando arriverà Mauro, tutto sarà pronto per la produzione.
E’ un piacere vederlo accendere la stufa ed è un piacere parlare con lui. Scopriamo mille cose interessanti che mai ci saremmo immaginate, pur vivendo in Alta Valtrompia.

 

 

Ci porta poi al piano superiore della cascina per farci vedere un pò di attrezzi che ha conservato con cura. Dopo averci fatto vedere la mastella, tino mastello dove veniva raccolto il latte, ci mostra un attrezzo in legno intrecciato per pulire le granaglie e ci illustra come funziona.
Ecco davanti ai nostri occhi un oggetto molto curioso: un arco in legno con attaccati vari bastoncini: ciascuno era di proprietà di una famiglia per indicare quanto latte ognuno portava alla cascina. Ogni settimana poi veniva cancellato quanto scritto rimuovendo una parte del legno: ciò giustifica come mai i legni sono incavati.

 

 

Scopriamo poi che Tonino non è il vero nome del nostro mentore, si chiama in realtà Pietro Cosimo Antonio. Ci racconta così la sua storia. Suo padre aveva 50 anni e sua madre 32 quando si sono sposati. Il matrimonio e l’incontro è organizzato dal Parroco del paese, convinto che ormai i due, a quell’età, non si sarebbero più spostati: il parroco vede lontano e i due si innamorano e si sposano nel 1939. Tonino nasce l’anno successivo, l’11 febbraio 1940 a Brescia.
Che cosa strana per un uomo della sua età! A quel tempo tutti nascevano in casa. Ma anche in questo caso lui è diverso, eccezionale! Giunto al nono mese Tonino non si decide a nascere quindi la mamma viene portata agli Spedali Civili di Brescia. Essendo il primogenito e non sapendo i genitori se avrebbero avuto altri figli, vista l’età avanzata, hanno abbondato con i nomi. Dopo di lui sono comunque nati altri tre figli, un altro maschio e due femmine. E’ stato anche battezzato a Brescia, e come era solito fare, durante il battesimo, sono stati messi tre granelli di sale sulla lingua come simbolo di sapienza e prosperità: possiamo solo immaginare le urla di quel povero scricciolo.

 

 

Ci racconta poi che nel 1945 il sale bianco pulito costava 1000 lire al kg, quasi come due mucche. Quindi si comprava il sale nero che costava meno e poi lo si lavava nel fiume per pulirlo un pò ed usarlo per fare la minestra oppure per salare i formaggi.
Siamo poi attratte da delle lampade a carburo e scopriamo che Tonino ha lavorato anche in Svizzera in una galleria a 3000 mt slm per tre anni tra i 19 e i 21 anni, da settembre ad aprile.
Ci racconnta che personalmente è sempre stato trattato bene in Svizzera, la cosa importante era comportarsi bene e lavorare (12 ore al giorno, dalle 19.00 alle 7.00). Ha però preferito tornare a casa con le sue mucche, il guadagno era sicuramente inferiore, ma il lavoro era più sicuro e meno faticoso. Ci racconta infatti che quando lavorava in Svizzera, ha assistito a più incidenti causate da crolli di pareti o esplosioni. Una volta sono morte addirittura sei persone, una sciolta (cioè un’intera squadra). Probabilmente durante l’esplosione di fine turno di lavoro della squadra precedente era rimasto nella parete un colpo inesploso e, nel mettere il perforatore nel foro, è scoppiato tutto. Lui e i suoi compagni hanno portato fuori i cadaveri.

 

 

Torniamo poi al piano di sotto. Tonino ci accompagna nella stalla a vedere il motivo del suo orgoglio, le sue vacche! Tonino ci dice che non conosce i nomi delle bestie, è un compito che compete ai suoi figli e ai suoi nipoti. Chiediamo al nostro mentore come mai quelle mucche non hanno le corna e lui ci risponde che, nonostante a lui non piacciano così, bisogna interromperne la crescita delle corna alla nascita, bruciandole, e questo per questioni di sicurezza, sia del mandriano che delle vacche stesse.

 

 

Il tempo scorre velocemente e, senza che ce ne accorgiamo, sono già le 10,30. E’ da più di un’ora e mezza che siamo qui ed è purtroppo giunto il momento di rientrare, felici per aver imparato qualcosa di più sulle nostre tradizioni, riprendiamo la via del ritorno.

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