Innamorati del territorio

I due folli ritornano: alle prese con monti ricchi di leggende

Dopo varie peripezie, ecco i due folli che ritornano per una nuova missione: scoprire i misteri legati al Monte della Pena e al Monte dell’Asino

Riusciranno i nostri eroi nella loro impresa? Probabilmente no, ma sicuramente daranno spunti interessanti per una bella camminata in Alta Valle Trompia! Seguiamoli insieme!!!

 

 

SUNTO PERCORSO:

PARTENZA:  LAVONE DI PEZZAZE
ARRIVO:  MONTE DELLA PENA E MONTE DELL’ASINO
ALTITUDINE DI PARTENZA:  514 mt slm
ALTITUDINE MASSIMA:  1157 mt slm
SALITA CUMULATIVA:  867 mt slm
DISTANZA:  16,45 km

12 luglio 2017, bellissima mattinata di sole, giornata perfetta per un’escursione in Alta Valtrompia per respirare aria pura e per rinfrescarsi un pò.
Con il mio inseparabile compagno di avventure e soprattutto di camminate, raggiungiamo la frazione di Lavone, Comune di Pezzaze. Lasciamo l’automobile al parcheggio di fronte alla Chiesa Parrocchiale, dove ci sono due bellissime sculture in ferro dell’artista pezzazese Vittorio Piotti.
Ci dirigiamo verso la località di Rebecco che dovrebbe diventare nei prossimi mesi un polo culturale agricolo e didattico grazie al finanziamento di Fondazione Cariplo.

 

 

 

 

Dietro il piccolissimo borgo in cui ora abita una sola famiglia, parte un sentiero che dopo una cinquantina di metri si divide: proseguendo diritti arriveremmo al campo sportivo del comune di Tavernole s/M, mentre noi giriamo a sinistra, direzione Località Palazzina,  per un centinaio di metri in un bosco ceduo e sulla destra vediamo i muri di quello che una volta era un cimitero. Gente del posto dice che qui sono state sepolte moltissime persone durante la peste del 1600, la stessa descritta da Manzoni ne “I Promessi Sposi”.

 

 

 

 

 

 

Dopo cinque minuti di salita si arriva ad una cascina ristrutturata: da qui percorriamo una strada sterrata che ci porta sul tornante della strada provinciale che porta al Comune di Marmentino. A questo punto seguiamo la provinciale fino al tornante successivo (circa 1 km) e da lì si segue l’indicazione “Molino”. Camminiamo su questa strada comoda, percorribile anche in automobile e dopo 900 mt arriviamo ad un bellissimo mulino che dà il nome alla località. Esso è oggi un centro di aggregazione culturale gestito dall’Associazione Versanti.

 

 

 

 

 

 

Prima della salita percorriamo ancora circa 200 mt al piano ed arriviamo alla Cascina Marècc, definita quasi un museo della vita contadina. Ecco il momento di lasciare la mulattiera e girare a sinistra, su un sentiero tortuoso che, tra una fragolina e l’altra, ci porterà alla frazione Ville di Marmentino.
Eccoci arrivati alla fontana principale, qui ci stà una bella pausa per rinfrescarci un pò. Purtroppo, però, interpretiamo male le indicazioni di una signora e percorriamo erroneaamente una strada per 400 mt sotto il sole cocente. La strada è chiusa, siamo quindi costretti a tornare sui nostri passi e a chiedere indicazioni ad un’altra signora, molto gentile e disponibile.

 

 

Da adesso in poi non avremo più tregua, percorreremo una strada sterrata prima e un sentiero poi che ci porteranno, dopo circa un’ora, al Castello della Pena, a 1129 mt slm.
Il percorso è impegnativo e la mia tranquillità è messa a dura prova più volte a causa di strani fruscii tra l’erba che fanno sospettare di vipere in agguato… Meglio non pensarci e proseguire ammirando un paesaggio molto bello: da qui vediamo tutta l’Alta Valle Trompia, un vero paradiso
Una volta sulla vetta mangiamo un panino, rimiriamo lo spettacolo che abbiamo attorno e ricordiamo il motivo che ci ha spinti fin quassù: le leggende che avvolgono questa cima! Io sostengo che qui ci fosse una colonia penale romana, il mio compagno di viaggio, invece, dice che da fonti certe, sa che questo monte veniva chiamato Corna della Strea poichè era il rifugio di streghe crudeli.

 

 

Storie affascinati, certo, ma è venuto il momento di ripartire. Prossima destinazione il Monte dell’Asino. Ripercorriamo a ritroso parte del sentiero che ci ha portati quassù, ma, invece di scendere, proseguiamo diritti fino a raggiungere i 1151 mt slm: eccoci arrivati al Dosso dell’Asino. Una completa delusione: ciò che doveva essere un punto panoramico sulla Valle di Marmentino, non è altro che una postazione di ripetitori che non lasciano vedere proprio niente. E pensare che la storia curiosa legata a questo monte ci aveva fatto tornare bambini… il nome infatti deriverebbe dall’usanza di indossare maschere di asino a Natale, ricordando così il mansueto animale che riscaldò Gesù Bambino.

 

 

Dopo un pò di rammarico, riprendiamo la strada verso casa: decidiamo di fare una gara e vedere chi arriva prima alla fine della discesa che ci porterà alla frazione Dosso di Marmentino; qui ci rifocilliamo con l’acqua fresca di una fontana dove troviamo l’indicazione del sentiero appena percorso: è il numero 334.
Ritorniamo sulla provinciale dove incontriamo sulla nostre sinistra una Santella dedicata a Santa Barbara, patrona dei minatori che qui è pregata più che mai essendo in passato gli abitanti di Marmentino quasi esclusivamente minatori migranti (in questo comune infatti non c’è neppure una miniera…)

 

 

A pochi passi c’è il Municipio e subito dopo una piazza con il bivio verso la località Vaghezza e il Comune di Irma, piccolo paese di poco più di 130 anime.
Noi seguiamo per Località Pario, dapprima su una strada che presto si trasforma in sentiero. Purtroppo questo non è più segnato una volta che si arriva in un grande prato. Decidiamo di usare il buon senso e soprattutto l’orientamento di cui io sono completamente priva, attraversiamo il prato costeggiando un bosco e finalmente arriviamo all’acquedotto di Lavone.
Qui inizia una strada sterrata che ci riporta al centro della frazione.
Conclusa la lunga camminata siamo esausti ma pronti per un’altra avventura a brevissimo!!!

 

 

 

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